Regionali 2020, intervista a Loredana Legrottaglie: ecco la sua “sfida gentile”

Elezioni Politica Prima Pagina

Parte oggi lo speciale “Elezioni 2020” della nostra testata giornalistica, con tutti i candidati fasanesi

FASANO – Tra meno di tre settimane anche i fasanesi saranno chiamati ad esprimere la propria preferenza per il rinnovo del Consiglio Regionale della Puglia e per l’elezione del nuovo Presidente. GoFasano, a partire da oggi, intervisterà fino al prossimo 18 settembre (giorno ultimo di campagna elettorale) i sei fasanesi in corsa per il prossimo voto.

44 anni, una laurea in lettere classiche con master in comunicazione politica e un continuo impegno politico prima con il Partito Democratico e poi con Senso Civico: sono solo alcune informazioni su Loredana Legrottaglie, candidata nella lista “Senso Civico – Un nuovo ulivo per la Puglia” a sostegno di Michele Emiliano.

Perché ha deciso di candidarsi alle elezioni di quest’anno del Consiglio Regionale?

Io faccio politica da più di vent’anni –prima nel mio ruolo di componente della Segreteria Regionale e di responsabile comunicazione regionale del Partito Democratico, poi come collaboratrice in regione per il gruppo misto–, dunque la candidatura è arrivata quasi naturalmente. Quando abbiamo costituito Senso Civico, moltissimi, tra amministratori e consiglieri regionali, hanno voluto aderire alla nostra proposta. Da qui è nata l’idea di costituire il gruppo in Consiglio Regionale di Senso Civico, con sei consiglieri regionali e due assessori. Inoltre, l’aver dato al manifesto delle idee un taglio green di forte sensibilità ambientale mi ha convinta ulteriormente a metterci la faccia, ad essere in campo in prima persona a sostegno di un progetto politico importante che vuole rapportarsi con il presidente con autorevolezza, che non nasce come lista ma come manifesto programmatico. Ho capito che era giunto il momento di misurarsi: chi fa politica ciclicamente deve chiedere il consenso degli elettori e questo è il mio turno.

Cosa crede di poter offrire alla Puglia, e soprattutto a Fasano, come Consigliere?

Trovo che quella dell’offerta sia una questione importante. Gli uscenti raccontano su di sé quello che hanno fatto e su quello vengono giudicati, mentre le candidature si presentano agli elettori con la loro storia. Io mi presento con la mia. A partire da quella professionale, dietro le quinte del lavoro dei consiglieri regionali. Ho lavorato su tante leggi presentate, per esempio, da Pino Romano. È stato per me molto avvincente elaborare la legge dello psicologo di base all’interno della commissione sanità, che prevede la possibilità in via sperimentale per il prossimo anno di avere accanto a ogni medico di base la figura dello psicologo. Quando penso a come approcciarsi alla candidatura in Consiglio Regionale, quindi, considero prioritaria la competenza. Insomma, ho ritenuto opportuno ritagliarmi uno spazio a Fasano in virtù della mia storia, la storia del mio impegno civico, politico e culturale in regione.

Cosa ha guidato la sua scelta del candidato alla presidenza del Consiglio Regionale?

Conosco Michele Emiliano da quando era sindaco di Bari. Nei miei sei anni in qualità di membro della segreteria regionale del Partito Democratico, ho contribuito a candidare Emiliano a sindaco, a farlo eleggere per due volte e poi a candidarlo alla presidenza della regione dopo il decennio di Vendola. Di Emiliano conosco pregi e difetti. È una persona diversa dal comune politico, che sa tenere equilibrio sulle cose che dice e fa e, soprattutto, è un uomo di legge. In più il mio sostegno è per il proseguimento e la conclusione del lavoro fatto in questi cinque anni. Ci sono delle cose che vanno corrette, certo, ma in generale approvo l’approccio che ha avuto: dare fiducia ai giovani, investire sulle nuove attività imprenditoriali, spingere su agricoltura e turismo. Questi sono tutti passi di un percorso che è stato iniziato da Emiliano e che dev’essere continuato. La Puglia di oggi è meta gettonatissima del turismo internazionale e considerata tra le più belle regioni al mondo. Ma non dobbiamo dimenticare che per arrivare a questo punto c’è stata una visione che ancora va incoraggiata, anche con il voto alle prossime regionali.

Quali sono, secondo lei, gli errori commessi in questi anni da Michele Emiliano, se ce ne sono stati, e in che modo potrebbero essere evitati?

Sono dell’opinione che chi non fa non sbaglia. Dunque, se qualche errore c’è stato è perché si è fatto tanto. Rispetto ai punti di debolezza della legislatura uscente, c’è di sicuro una necessità di reinvestire sulla sanità e di ricalibrare l’approccio al settore agricolo. La xylella, per esempio, ci ha danneggiato fortemente e nei prossimi anni ci impegneremo a far fronte a questo grave problema. La desertificazione dei campi sarà considerata con la giusta gravità. Abbiamo intenzione, di fatti, di ripiantare gli ulivi, ma non solo. Ai paesaggi spettrali del Salento potranno sostituirsi anche ficheti e mandorleti, che mantengono la tradizione agricola locale e tuttavia hanno una crescita molto più veloce. Tutto questo fa parte di un piano di investimento e valorizzazione del territorio, di un’agricoltura che vuole chiudere il ciclo legato alla produzione turistica. Il cosiddetto kilometro zero e i prodotti tipici locali attirano il turismo e lo destagionalizzano, spalmandolo anche sui mesi invernali. Dobbiamo puntare ad avere presenze tutto l’anno e un investimento del genere mira a creare un indotto economico che possa sostenere le piccole e medie imprese. Questi sono gli obiettivi su cui bisogna insistere. È vero che gli errori ci sono stati, ma, come dicevo prima, chi non fa non sbaglia e questo va ricordato a chi si erge a giudice senza averne il merito.

Cosa pensa del modo in cui Michele Emiliano ha gestito l’attuale emergenza sanitaria e crede che essa influenzerà il voto dei cittadini pugliesi?

Parliamo di qualcosa che non accadeva da un secolo, qualcosa di sconosciuto e inaspettato. Eppure, la sanità del Sud, per anni considerata la Cenerentola d’Italia, ha dimostrato disponibilità e generosità nei confronti del Nord, senza criticare o condannare gli errori commessi. L’emergenza è stata gestita con il massimo della prontezza, ma è chiaro che non è ancora venuta meno. Siamo ancora in emergenza. La destinazione di ospedali esclusivamente ai malati Covid-19, la creazione dei nuovi posti-letto, la stessa risoluzione del problema dei tamponi sono ottime misure prese per evitare il proliferare del contagio. Allo stesso modo, lo scorso inverno mi ha fatto piacere vedere che Emiliano ha acquistato dalla Cina migliaia di mascherine e di dispositivi di protezione, quando non arrivavano dal governo italiano, per fornirli alla categoria dei medici. Considerando la situazione nel suo complesso, non penso potesse essere gestita meglio.

Perché i fasanesi dovrebbero scegliere lei e non gli altri candidati in campo?

Sarebbe banale dire: «perché sono donna»? No, non lo è. Le donne hanno un approccio differente ai problemi. Io ho notato, anche nel contesto regionale, che le assessore regionali hanno avuto un approccio più concreto, lungimirante, ambizioso. Le donne e soprattutto le madri pensano sempre alle generazioni future, sono premurose nei confronti delle cose che fanno, come se l’istituzione pubblica fosse la loro casa. Ho molta fiducia nelle donne che amministrano e chiedo fiducia agli elettori per le donne, perché per me hanno una marcia in più rispetto al genere maschile. So di essere di parte, ma ci credo fortemente.  Ad ogni modo, non voglio che la campagna elettorale sia dedicata alla delegittimazione dell’avversario. Io sono qui per dire: «ci sono, sono qui, diversa dagli altri ma comunque in una sfida gentile». Abbiamo tutti pari dignità. C’è chi ha l’esperienza dell’uscente o l’esperienza politica, chi ha le idee e chi le energie. In fin dei conti, però, siamo tutti in campo per il migliore obiettivo. Poi sta agli elettori scegliere.

Pensa che l’esito del voto regionale potrà influire, in qualche modo, sullo scenario politico locale in vista delle prossime amministrative?

Quando ho detto che in politica occorre misurarsi, ho inteso che chi è impegnato nelle istituzioni ciclicamente deve chiedere il consenso o l’approvazione degli elettori sul lavoro che sta facendo. Quindi penso che il risultato delle regionali sarà comunque importante per valutare l’indice di gradimento dell’attuale maggioranza del governo. Non si conclude un’analisi politica solo sul voto della regione, però è un termometro importante del gradimento dell’elettorato. Credo, dunque, che all’indomani delle urne vuote del 21 settembre occorrerà capire quanto lavoro è stato fatto bene e quanto dev’essere ancora fatto. E io spero di marcare, con questo risultato, quel piccolo distinguo necessario a ragionare insieme alla coalizione su come correggere la rotta che fino a questo punto è stata intrapresa.

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