Europee, chi vince e chi perde. Così Scianaro si “blinda” per le Regionali 2020

Editoriale Prima Pagina

Guardiamo i dati: dov’è finito il centrosinistra a Fasano?

FASANO – All’indomani dei risultati di quest’ultima tornata elettorale, è senza dubbio l’ora della riflessione. Nei minuti immediatamente successivi alla chiusura delle operazioni di voto, domenica notte, si era già percepito un plebiscito della Lega anche a livello locale: i numeri non l’hanno, di fatto, smentito.

Se c’è un vincitore é Salvini, come a Fasano così in tutta Italia. A livello locale, oltre al vento sovranista che spira dal nord (e che il sud, adesso, ha fatto suo), vi è senza dubbio il capolavoro politico di Antonio Scianaro. Il consigliere, tramite i voti di preferenza ai candidati Salvini, Caroppo e Lella, dimostra quando ancora il suo elettorato sia forte. Tutto ciò pone le basi per lanciare il leader leghista fasanese verso le Regionali del 2020 (ammesso, e non concesso, che non si torni prima al voto per le Politiche).

Un altro importante risultato é quello del Movimento 5 Stelle, che si conferma primo partito a livello regionale, provinciale e secondo a livello comunale. Seppur con qualche punto percentuale in meno, sia rispetto alle Europee del 2014 che rispetto alle Politiche del 2018, il movimento grillino trova a Fasano ancora una sua roccaforte. «Questo è leggibile – commenta Raffaele Trisciuzzi – come una forte fiducia nei confronti dell’operato sul territorio e in consiglio comunale.»

Tiene Forza Italia. Il partito azzurro consegue a Fasano uno dei migliori risultati della provincia in termini percentuali, seppur frena rispetto alle Europee del 2014. Merito della “resistenza berlusconiana” è senza dubbio l’opera messa in campo dalla coordinatrice provinciale e consigliera locale Laura De Mola, oltre che al prezioso e fondamentale apporto dato dall’ex sindaco Lello Di Bari. Il partito, a livello locale, ha dato a Berlusconi il miglior risultato in termini di preferenze dopo i tre candidati di punta della Lega.

Rallenta la corsa il Partito Democratico che, se confrontato rispetto alle Europee del 2014, subisce un vero e proprio dimezzamento dei consensi. Rispetto alle Politiche del 2018 guadagna 2-3 punti percentuali, ma questo non basta ed il partito di Fabiano Amati e del sindaco Zaccaria si piazza quarto. Un dato significativo, in una città a guida centrosinistra, che denota come in mancanza di candidati locali i “big” del partito abbiano preferito quasi fare passo (diciamo almeno ufficialmente). Qualcuno, tra di loro, ha deciso persino di non votare. Dov’è finito il centrosinistra fasanese?

Ottimo risultato per Fratelli d’Italia, che raddoppia quasi le sue preferenze di lista in termini percentuali. Tuttavia Raffaele Fitto, sponsorizzato dai referenti locali come Grazia Neglia, non è andato oltre i 270 voti. Discreto il risultato per +Europa che, a Fasano, supera lo sbarramento. Ma non è bastato.

Se dovessimo tirare le somme, e provassimo ad immaginare un centrodestra unito, diremmo che a Fasano la coalizione sfiora il 50 percento. Un dato importante, che non va preso sottogamba. Così come importante sarà ora capire come si strutturerà la geografia politica fasanese, sia a destra che a sinistra, in vista di due importanti appuntamenti elettorali: le Regionali del 2020 e le Amministrative del 2021.

Riuscirà Scianaro a ritornare tra i banchi regionali? Ed il centrodestra si riprenderà la guida della città? Prematuro dirlo ora o provare a giocare con la statistica dei numeri. Una cosa è certa: queste Europee blindano, in un certo senso, la corsa di Scianaro alla Regione.

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