Le suggestioni di Edoardo Albinati, tra amore e ragione

Cultura e Spettacolo Prima Pagina

Il premio Strega ospite a Fasano con il suo ultimo romanzo dal titolo “Cuori fanatici”

FASANO – Edoardo Albinati oltre ad essere un raffinato scrittore, sapiente nel dosare ed utilizzare la parola scritta, è anche un eccellente oratore. Misurato ed estremamente empatico. Ne ha dato prova ieri (22 marzo) durante la presentazione del suo ultimo romanzo, dal titolo “Cuori fanatici” – «una seduta», l’ha simpaticamente definita – patrocinato dall’Amministrazione comunale e organizzato dal Presidio del Libro locale in collaborazione con l’Associazione Psicologi Italiani (Apsi) di Fasano.

Dopo i saluti di rito da parte della referente del Presidio locale, Annamaria Toma e dell’Assessore Cinzia Caroli, il compito di introdurre l’autore è stato affidato ad Orazio Rubino, presidente Apsi, che ha definito Albinati «autore marginale, di frontiera, in quanto capace di raccontare le persone che vivono sempre al margine». La parola è quindi passata alla vicepresidente Apsi, Mariangela Demola, che ha intessuto una piacevole chiacchierata con lo scrittore romano attraverso una serie di interessanti suggestioni. A partire dalla scelta di ambientare in parte la sua storia a Roma, città contraddittoria ed affascinante, su cui l’autore fa un’elegia e allo stesso tempo una satira, per poi trasferire l’ambientazione in campagna, in un convento. Proprio là dove, boccaccescamente, un gruppo di nove persone si raccontano. Ma a differenza del Decamerone, i suoi personaggi parlano in contemporanea, ad eccezione di una ragazza sordomuta (che Albinati rivela essere il suo alter ego) che invece si limita ad osservare.

Tralasciando i due protagonisti maschili, Nico e Nanni, Mariangela Demola ha voluto portare l’attenzione sulle figure femminili del romanzo ed in particolar modo su quella di Costanza, moglie di Nanni, che risulta essere il perno di una famiglia matriarcale (madre, sorella e tre figlie, i veri “cuori fanatici” del libro), un personaggio recalcitrante, che resiste al suo destino e ad essere posseduta dagli altri e che risulta essere più complesso di quello che sembra. Non a caso Albinati si è lasciato sfuggire l’anticipazione che a Costanza potrebbe affidare molte altre pagine future.

Di suggestione in suggestione, come il momento del distacco dei figli dai genitori (e qui la vicepresidente Apsi leggendo uno stralcio del romanzo ha messo in luce l’Albinati poeta), il valore delle parole che sono spade e scudo, le formiche come metafora di una società in cui il caos è il vero motore mentre l’ordine è solo casuale, si è giunti al sottotitolo del romanzo, “amore e ragione”, che ha sostituito l’iniziale “odio e ragione”, perché, come ha ammesso lo stesso scrittore, «alla fine c’era più amore che odio nel mio romanzo». «I sentimenti», ha poi concluso Albinati, «sono più ragionevoli della ragione stessa. Non a caso è la ragione che genera le mostruosità».

Tagged

Lascia un commento