La “lectio” di Luciano Canfora: perché parlare è sempre meglio che tacere

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Il professore, eminente saggista e studioso, è stato intervistato dagli studenti del “da Vinci” nell’ambito del festival “Tempeste”

FASANO – Non poteva esserci luogo più appropriato per intervistare il professor Luciano Canfora, filologo e saggista, che ieri sera (domenica 27 ottobre) è stato ospite dell’appuntamento “Parole di quiete e tempesta” – targato appunto “Tempeste. Immagini, suoni, racconti dal Mediterraneo” – presso l’Auditorium dell’Istituto “Leonardo da Vinci” di Fasano. Il progetto del Comune di Fasano, giunto alla seconda edizione, è stato fortemente voluto dal consigliere Donato Marino che ne ha curato il cartellone.  

«Ringrazio il professor Canfora poiché ci permette di riappropriarci di un vocabolario perduto a causa della manipolazione delle parole». Il sindaco Francesco Zaccaria ha così salutato lo studioso per poi brevemente riflettere sulle responsabilità, anche politiche, del progressivo imbarbarimento e depauperamento linguistico di cui siamo protagonisti. 

I ringraziamenti sono giunti anche dalla dirigente Maria Stella Carparelli che ha descritto lo spirito che ha animato l’incontro citando l’illustre ospite: «L’infelicità può curarsi solo con la terapia intellettuale che suscita grandi energie attraverso la storia e la curiosità».

I presentatori Ludovica Castellano, Luca Surdo, Mariasole Corelli, Elena Di Geronimo, Ilaria Falcioni, Adamo Nardelli, Vincenzo Pagliarulo, Diletta Potenza, Vito Sabatelli e Domingo Sibilio erano portatori sani di quella curiositas. A loro, guidati dalla professoressa Mina Corelli e dal professor Michele Iacovazzi, l’arduo compito di consegnare delle “parole di quiete e tempesta” e raccogliere le ricche riflessioni offerte.

Storia” si è intrecciata da subito a “scuola”. La profonda convinzione che studiare questa materia sia necessario è stata spunto per una proposta coraggiosa: invece che ridurre il percorso di studi (rectius, il cammino – termine da Canfora prediletto – di studi) forse sarebbe il caso di allungarlo di almeno un anno. Il liceo dovrebbe essere un liceo critico che pone al centro lo studio della storia del pensiero filosofico e scientifico. «La scuola – ha “tuonato” il prof – è la trincea della democrazia, se crolla siamo perduti e maltrattarla è una delle cose peggiori che possiamo fare».

Quindi le parole “giovani” e “ambiente”: il movimento “Fridays for future” ha infatti il merito di aver smosso le coscienze e puntato il riflettore su un tema già noto da anni sebbene colpevolmente ignorato dalla classe dirigente in nome del profitto. Un profitto figlio di un «capitalismo omicida» che mostra il suo volto sotto tre profili: le migliaia di morti sul lavoro (che la narrazione comune attribuisce alle colpe dei lavoratori), il commercio indiscriminato di armi (da ultimo si veda la battaglia del popolo curdo) e – per l’appunto – l’assassinio dell’ambiente (si pensi al disboscamento della foresta amazzonica).

Gli studenti-discenti hanno poi interrogato il docente sui termini fascismo («Una forma di demagogia interclassista a base xenofoba» ben ravvisabile in alcune politiche odierne), Mediterraneo, verità e menzogna. Termini che non devono far paura o essere esorcizzati, che hanno un loro peso specifico, una storia da comprendere. 

Ebbene, per tutte queste parole, «parlare è sempre meglio che tacere».

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