Il sipario si rialza, “di (s)cena” panzerotti e la Fasano del ‘600

Cultura e Spettacolo Secondo Piano

In diretta dal Teatro Sociale di Fasano il doppio appuntamento al buio di “Indovina chi viene a (s)Cena”, nuovo format culturale on line del Teatro Pubblico Pugliese, con la Compagnia Improvvisart e la Compagnia AlphaZTL

FASANO – Andare a teatro presuppone una ritualità quasi sacra: i saluti nel foyer o quando si prende posto, il chiacchiericcio prima che le luci si spengano assieme – si spera – ai cellulari, lo scalpiccio dei passi e le voci che arrivano dal dietro le quinte poco prima che il sipario si alzi.

La pandemia ha provato a mettere in pausa questa felice abitudine, fortunatamente scontrandosi con l’ostinata passione che accomuna artisti e maestranze e che ha portato a realizzare performance innovative. Parafrasando un vecchio adagio, se le persone non possono andare a teatro allora sarà il teatro ad entrare in casa delle persone.

Ieri sera, in diretta dal Teatro Sociale di Fasano, il nuovo format culturale on line del Teatro Pubblico Pugliese si è cimentato in un doppio appuntamento al buio di “Indovina chi viene a (s)Cena”, con la Compagnia Improvvisart e la Compagnia AlphaZTL accompagnate da alcuni noti volti fasanesi. Regia e sceneggiatura di entrambi, per iniziare, sono stati curati da Teresa Cecere e David Marzi. La regia televisiva e il coordinamento, invece, sono state rispettivamente affidate a Brunella Filì e a Fortunata Mosca.

Dopo aver validato il biglietto digitale, alle 19.30 le tende rosse del teatro Sociale si sono aperte, valorizzate da un generoso movimento di camera quasi fosse un inchino, per regalare agli spettatori un punto di vista cui non sono abituati: la platea vuota, a luci accese, perché il pubblico seguiva e interagiva da casa. I primi ospiti di questa (s)cena corale erano della Compagnia Improvvisart. Fabio Musci, Paolo Paticchio, Elena Selleri, Natascia Fonzetti e i fasanesi Vittoria Brescia e Alessandro Lapadula hanno dato vita alla divertente pièce “Vedi che ti mangi!”. Piatto forte sono i panzerotti, oggetto anche di un sondaggio dall’esito certo perché no, nella cucina pugliese e fasanese non si chiamano calzoni.

Alle 21 invece, attorno alla stessa tavola dove i racconti si inseguono quotidianamente, è stato il momento de “La Scamiciata – L’invasione dei Turchi a Fasano tra i mali del XVII secolo”. Questo secondo appuntamento vedeva nel menù più portate in cui la danza di Francesco Biasi (coreogragato da Vito Alfarano) era pietanza irrinunciabile. A partire da un antipasto musicale, i bravi David Marzi e Michele Savoia hanno narrato il Seicento in Puglia con un focus sugli eventi storici legati alla Scamiciata. I parallelismi sottointesi tra la peste e il Covid-19 erano anche loro irrinunciabili.

Mentre gli attori si muovevano sul palco e i punti macchina ne restituivano angolazioni diverse, l’occhio ogni tanto non poteva che cadere su quell’adesivo rosso nell’angolino in alto a sinistra dello schermo. Segnalava l’essere “Live”, in diretta, eppure sembrava quasi volesse significare che il teatro, oltre ad essere dal vivo, è vivo.

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