Giuliana Sgrena a Fasano: «Se non c’è informazione non c’è democrazia»

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La giornalista piemontese ospite della seconda edizione di “Tempeste – immagini, suoni, racconti dal Mediterraneo”

FASANO – È stata Giuliana Sgrena l’ospite di apertura di “Tempeste – immagini, suoni, racconti dal Mediterraneo”. Il festival, giunto alla sua seconda edizione, è stato organizzato dal Comune di Fasano in collaborazione con molte realtà associative e non solo del nostro territorio. La giornalista, scrittrice e politica piemontese ha presentato ieri (21 settembre) presso il Chiostro dei Minori Osservanti, il suo ultimo libro dal titolo “Manifesto per la verità” (Il Saggiatore), intervistata da Ilaria Potenza. Presenti il sindaco Francesco Zaccaria e il consigliere Donato Marino per i consueti saluti istituzionali e ringraziamenti.   

«Un pamphlet ruvido che racconta la verità in maniera diretta, senza fronzoli». Così la giornalista fasanese ha definito l’ultimo lavoro della Sgrena, diviso in tre parti che sono state tutte affrontate durante la gradevolissima chiacchierata. A cominciare dal “caso Asia Argento” con cui si apre la prima parte e che funge da volano per affrontare il caos sollevato dal movimento “Me Too”, grazie al quale la voce delle donne è stata finalmente ascoltata. Questo ha permesso alla giornalista di fare un paragone tra il giornalismo estero e quello italiano, dove vige ancora una cultura patriarcale che ha finito per colpevolizzare le donne e un voyeurismo esagerato da parte di una certa frangia di lettori, supportata anche da una stampa spesso accondiscendente volta a inseguire fini meramente economici.

Un mestiere quello del giornalista che, dopo l’avvento dei social, è diventato sempre più difficile data la crescente difficoltà di verificare l’attendibilità delle notizie, e a volte anche delle foto. Questo, per esempio, è accaduto per la questione dell’immigrazione, attraverso l’immissione di dati falsi che ne hanno alterato la percezione e di un atteggiamento troppo difensivo da parte dell’opinione pubblica. «Si tende ad essere garantisti – ha dichiarato la Sgrena –, si valuta la notizia in base a chi commette il fatto e non alla gravità del fatto stesso». Non è mancata una sferzata ai politici, accusati di avere troppo spesso scarsi pensieri critici e di fare invece troppa propaganda. «Come si può esprimere un’opinione su argomenti seri e impegnativi solamente con un tweet, usando appena duecentottanta caratteri?».

Si è poi affrontato il tema della guerra, argomento che sta molto a cuore alla giornalista, dato che i suoi reportage dalle zone calde dell’Iraq le sono costati un rapimento. Attraversi racconti e aneddoti della sua esperienza la Sgrena ha così parlato della manipolazione delle notizie, della necessità di garantire il pluralismo delle informazioni e della necessità di avere un giornalismo più di qualità, troppo spesso vittima del più comodo “copia e incolla”. Così come, citando l’annosa questione dei vaccini, è necessario più rigore e più accessibilità per il grande pubblico alle informazioni scientifiche.

Una visione pessimistica del giornalismo, insomma, quella che Giuliana Sgrena descrive nel suo libro, perché «l’informazione è un diritto e spesso ce ne dimentichiamo».     

Foto Madia Marzolla  

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