“Donne, eravamo solo donne”, a Cisternino uno spettacolo contro la violenza di genere

Cultura e Spettacolo Secondo Piano

Uno spettacolo dello scrittore fasanese Dino Cassone

CISTERNINO – “Noi e il mese di Novembre – Un vivaio contro le violenze” è il titolo delle manifestazioni che si terranno nel comune di Cisternino e organizzati dal centro antiviolenze territoriali, commissione pari opportunità e molte altre associazioni tra le quali anche Teatro Folletti e Folli e Associazione Teatro dell’Altopiano.

A tal proposito, queste due ultime associazioni sostengono la partecipazione, al Teatro Paolo Grassi nella giornata di domani, giovedì 18 novembre, alle ore 20.00, allo spettacolo “Donne, eravamo solo donne“, scritto dal fasanese Dino Cassone. L’opera in due atti vedrà la presenza di Annarita Santomanco, Dario Lacitignola, anche regista, e Tonia Argento.

Di seguito la sinossi dello spettacolo:
PRIMO ATTO. Beatrice Cenci: Roma, 11 settembre 1599. La sentenza del Cancelliere è inequivocabile: la giovane Beatrice Cenci, assieme alla matrigna e ai due fratelli, è condannata a morte per aver ucciso il padre Francesco, nonostante quest’ultimo avesse abusato di lei sin da quando era bambina. A nulla serve la confessione durante il processo, Beatrice non è creduta e condannata alla decapitazione. A raccogliere le sue ultime volontà durante la notte, poche ore prima dell’esecuzione, sarà un giovane assistente di un notabile. Sarà a lui che con lucidità, fierezza, e tanta paura, Beatrice racconterà i più sordidi dettagli della sua drammatica vicenda. Il testo, ripercorrendo le vicende realmente accadute alla fine del ‘500 in un’Italia corrotta dal potere della nobiltà grazie anche alla complicità della Chiesa, vuol essere uno spunto per ribadire quello che accade sotto i nostri occhi, ogni giorno: la violenza sulle donne. E sul reale valore della legittima difesa, che allora come oggi, risulta uno strumento debole di difesa.

SECONDO ATTO. Marie di Rossain: Francia 1657. La voce narrante è quella di Marie di Rossain, meglio nota come “la Bella Provenzale”, che dopo aver sposato in seconde nozze per convenienza (essendo lei ricca, lui nobile) il marchese de Ganges, diventa l’oggetto del desiderio dei suoi due cognati. I due prima cercheranno di avvelenarla e poi, dopo molte peripezie, riusciranno brutalmente a ferirla in modo grave, sotto gli occhi impassibili del loro fratello e marito della sventurata Marie, il cui obiettivo è sempre stato quello di impossessarsi dell’eredità. La donna morirà così dopo lunghe e strazianti agonie. Il testo, ripercorrendo le vicende realmente accadute alla fine del ‘600 nei salotti bene della Francia di Luigi, vuol essere uno spunto per ribadire quello che accade sotto i nostri occhi, ogni giorno: il femminicidio. E una riflessione sul motivo per cui la maggior parte delle violenze avvengano tra le mura domestiche per mano degli uomini di famiglia.

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