“Albania casa mia”, il legame inestirpabile di Aleksandros Memetaj

Cultura e Spettacolo Secondo Piano

L’intenso monologo è andato in scena a Selva di Fasano, secondo appuntamento del Mare Magnum Festival

FASANO – Una storia intensa, bella, emozionante. Una storia vera dunque, narrata con sapienza che centra l’obiettivo di puntare dritto al cuore dello spettatore senza strizzare l’occhiolino alla facile commiserazione. Un protagonista bravo, anzi bravissimo. Parliamo del giovane nativo di Valona Aleksandros Memetaj, che del monologo “Albania casa mia”, diretto da Giampiero Rappa, oltre che interprete ne è anche autore. E va sottolineata la scrittura, abile nel vestire d’ironia la realtà più aspra.

Lo spettacolo è andato in scena ieri (24 luglio) presso la Casina Municipale di Selva di Fasano, secondo appuntamento in cartellone del Mare Magnum Festival, giunto alla sua terza edizione, con la direzione artistica di Michele Ido, organizzato con la collaborazione, tra gli altri, del Comune di Fasano. 

Una narrazione a due voci che svela sempre e comunque l’attaccamento indissolubile alla propria terra. La prima, leggera e spensierata, è quella del piccolo Aleksandros Memetaj, arrivato in fasce e con la febbre altissima, nel dicembre del 1992, ignaro del drammatico viaggio compiuto dai suoi genitori, in fuga per la seconda volta dall’Albania. Quella che racconta Aleksandros è la sua difficile infanzia, da straniero in un luogo, un piccolo paese del Veneto, che non è il suo, in cerca di un proprio posto nel mondo.

La seconda, piena di rabbia e di dolore, è quella di suo padre Alexander Toto, in fuga dal terribile regime albanese su uno dei pescherecci salpati da Valona nel febbraio del 1991. Lo straziante distacco dai suoi cari, la terribile traversata e l’arrivo a Brindisi. Da qui in treno fino a un minuscolo paese di settemila anime nella provincia veneta, che accoglie lo straniero a suo modo. Inutile lo sforzo di mettere sotto i piedi l’orgoglio e di gettare alle ortiche una laurea in matematica per imparare a fare la pizza: viene beccato con i documenti falsi e rimpatriato. Ma Alexander è tenace, vuole evitare la fame e la miseria a sua moglie e al figlio appena nato. Decide di imbarcarsi di nuovo su un peschereccio, questa volta speranzoso che tutta andrà per il meglio. E qui il cerchio della narrazione si chiude.     

Al termine dell’applaudita rappresentazione Michele Ido ha chiamato sul palco Pino Marchionna, sindaco durante lo sbarco del 1992, l’attuale sindaco di Brindisi Riccardo Rossi e Gentiana Mburimi in rappresentanza dell’Ambasciata della Repubblica di Albania. Quest’ultima ha donato ad Aleksandros, proclamato “artista euromediterraneo” dell’edizione 2019 del Festival, una bottiglia di vino etichettata con il suo nome, grazie alla Cantina Santa Barbara di S. Pietro Vernotico, come auspicio per una brillante carriera.

Foto Mario De Santis

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