Violazioni al “Lido Ottagono”: richiesto il rinvio a giudizio per imprenditori e dirigenti comunali

Cronaca Prima Pagina

Fissata a maggio prossimo l’udienza preliminare

FASANO – Per due imprenditori fasanesi e due dirigenti del Comune di Fasano, il pubblico ministero della Procura di Brindisi, Raffaele Casto, ha chiesto il rinvio a giudizio.

La vicenda è quella relativa al “Lido Ottagono”, in località Case Bianche a Savelletri, per la quale si sono chiuse le indagini preliminari con la richiesta di rinvio a giudizio per quattro indagati, due imprenditori e due dirigenti comunali.

Il Gup del Tribunale di Brindisi Maurizio Saso ha fissato l’udienza preliminare per il 12 maggio prossimo.

I due imprenditori (padre e figlio) sono accusati di: esecuzione di opere su beni paesaggistici in assenza di autorizzazione in concorso, abusiva occupazione di spazio demaniale e innovazioni non autorizzate in concorso, deturpamento di bellezze naturali in concorso, abuso d’ufficio aggravato in concorso.

Di quest’ultima ipotesi di reato – abuso d’ufficio aggravato in concorso –  rispondono anche i due dirigenti del Comune di Fasano coinvolti nella vicenda.

Nell’aprile dell’anno scorso la magistratura aveva ordinato il sequestro dell’area su cui, in estate, sorge il “Lido Ottagono”. Sequestro che fu eseguito dai finanzieri della Sezione operativa navale di Brindisi e della compagnia di Fasano.

Secondo le accuse i due imprenditori avrebbero eseguito dal 2015 ai primi mesi del 2018 “il livellamento del tessuto roccioso mediante l’utilizzo sistematico di materiale di riempimento (ghiaia e pietrame), con chiusura di una caletta sabbiosa e creando una caletta di maggiore dimensione”, “lo sversamento sulla spiaggia di pietrame di fiume”, “l’alterazione complessiva dello stato naturale della costa”, e “su uno spazio del demanio marittimo lavori di edificazione di una barriera protettiva realizzata con canne, vegetazione alta e alberi d’alto fusto ed un cancelletto in legno finalizzati ad impedire l’accesso alle aree libere da vincoli concessori”, ed avrebbero invaso “arbitrariamente terreni pubblici”.

L’ipotesi di reato di abuso d’ufficio aggravato riguarda invece un atto pubblico del Comune di Fasano del 12 giugno del 2018 di “variazione al contenuto della concessione demaniale marittima” con il quale, secondo l’accusa, sarebbe stato “intenzionalmente” procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale al titolare del lido, che “aveva chiesto l’ampliamento dell’area in concessione mediante l’acquisizione di nuove aree qualificate come relitte”.

Vi è da dire, comunque, che a seguito del sequestro dell’area avvenuto nell’aprile 2019, il pm  titolare del fascicolo di indagine, accogliendo l’istanza dell’avvocato Donato Antonio Muschio Schiavone (il legale che assiste i titolari dello stabilimento balneare), aveva disposto il dissequestro del lido. Ed a seguire, il 3 giugno scorso, l’imprenditore, con istanza acquisita al Protocollo del Comune di Fasano, aveva rinunciato “a metri quadrati 3456 delle aree relitto concesse in ampliamento”. Il giorno successivo, il 4 giugno 2019, il dirigente comunale competente in materia aveva, con una determina, annullato in autotutela la concessione demaniale marittima (per la parte in ampliamento) e, nel contempo, aveva ordinato la rimozione delle innovazioni non autorizzate apportate sull’area relitta.

Il 17 giugno 2019 il concessionario dell’area aveva provveduto al ripristino “dello stato dei luoghi di quelle aree qualificate come relitto e quantificate in 3456 metri quadrati”.

Il resto della concessione demaniale, quella dell’area dove sorge il corpo centrale del lido, non era gravato da provvedimenti restrittivi. Di qui la decisione dell’autorità competente di dare il via libera alla restituzione dell’area ai titolari della concessione.

Il 9 dicembre scorso il pm ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio. Il 12 maggio si terrà l’udienza preliminare. In quella udienza il Gup sarà chiamato a decidere se vi sono i presupposti per il rinvio a giudizio e quindi l’apertura del processo, oppure se decretare il non luogo a procedere.

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