Dolore, applausi e commozione: «Continuate a raccontare di Giovanni»

Cronaca Secondo Piano

Si sono svolti poco fa i funerali del giovane Giovanni Custodero. Dolore, commozione ed infiniti applausi

PEZZE DI GRECO – Dolore, commozione ed infiniti applausi. Ci sarebbero molti termini per descrivere l’ultimo saluto a Giovanni Custodero, avvenuto poco fa nella chiesa parrocchiale di Pezze di Greco, eppure ne basta solo uno: indimenticabile, come Giovanni.

C’erano tutti al funerale del 27enne fasanese, giovane calciatore colpito da una rara forma di sarcoma osseo nel 2016 e che fino a pochi giorni fa ha condotto la sua battaglia con un sorriso ed una forza ineguagliabili. Parenti, amici, conoscenti e gente venuta da ogni parte della regione. Persone profondamente colpite dalla storia del Guerriero Sorridente: una storia che ha toccato un intero paese, da nord a sud.

Ad officiare il rito funebre un caro amico di Giovanni, Don Antonio Esposito di Polignano a Mare, scelto dallo stesso Custodero. Già, perché il Guerriero aveva organizzato tutto, nei minimi dettagli, ancor prima di prepararsi alla “battaglia finale”. Persino il suo ultimo saluto alla comunità fasanese.

Il tutto è avvenuto in una chiesa che non è riuscita a contenere le centinaia e centinaia di persone che hanno raggiunto la frazione, molte delle quali hanno dovuto sostare persino in piazza. Assieme a loro presenti anche tutte le autorità civili, militari e sportive, oltre a gran parte della stampa regionale e nazionale.

Il corteo si è aperto con dei fiori bianchi, una grande foto del Guerriero Sorridente stretta tra le braccia della sua dolce metà e l’elmo di Leonida, valoroso guerriero e leggendario Re di Sparta, sinonimo di lotta per la battaglia che Giovanni ha condotto contro la sua malattia. A trasportare il feretro prima i suoi cugini e poi gli amici di sempre. Una marcia commossa, silenziosa, più volte rotta solamente da infiniti applausi.

«Giovanni qui lo conoscono tutti. Hanno conosciuto la sua forza ed il suo amore per la vita. Però sapete – ha detto il parroco nella sua predica dopo la lettura del Vangelo – mi soffermavo sempre su una cosa: sul valore della vita. Quel valore che ti porta a comprendere che la vita è una ed il tempo è breve. Ed è per questo che bisogna viverla pienamente. Giovanni lo sapeva. Io di Giovanni mi porto dentro la sua voglia di dare un valore ancora più grande alla sua vita. Se questa chiesa è strapiena, oggi, è perché Giovanni ha vinto la sua lotta. Ha vinto perché il suo desiderio lo ha raggiunto e non finisce qui. Continua e riparte da qui. Cosa possiamo fare noi? Continuare a raccontare Giovanni.»

All’uscita dalla chiesa poi, lacrime, palloncini bianchi, fumogeni per l’omaggio da parte degli ultras fasanesi ed ancora applausi. Applausi a non finire per un ragazzo che a questa comunità ha insegnato tanto ed in così poco tempo. Ha insegnato tanto senza sapere che la lezione più bella ha dovuto spiegarla proprio andandosene via. Lo aveva detto egli stesso: “Spero di aver dato forza a tanti”. Noi, Giovanni, crediamo proprio di sì.

Adesso fai buon viaggio e poi, poi riposa se puoi.

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