Il raid punitivo, il blitz, un weekend di far west: tutti i particolari dell’operazione

Cronaca Prima Pagina

Brillante operazione compiuta dai Carabinieri

FASANO – Venerdì scorso intorno alle 21.30 in contrada Matarano (località Cesaretta), nelle campagne di Fasano, avrebbe potuto verificarsi una vera strage.

Sono numerosi gli elementi emersi ieri nel corso della conferenza stampa tenuta presso il comando provinciale dei Carabinieri di Brindisi dal colonnello Giuseppe De Magistris, comandante provinciale dell’Arma, dal capitano Daniele Boaglio, comandante della compagnia di Fasano, e dal luogotenente Piero Pugliese, comandante della stazione cittadina della Benemerita, in merito al grave episodio accaduto venerdì sera e culminato con un raid compiuto in un villino alle pendici della collina silvana. Un episodio i cui presunti autori sono finiti domenica pomeriggio in manette, a seguito di un vero e proprio blitz compiuto dai Carabinieri in contrada Signora Pulita dove 3 dei 4 responsabili si erano rifugiati in un casolare.

Come già anticipato i 4 arrestati – tutti di Fasano – sottoposti a fermo d’indiziato di delitto dal Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Brindisi, Giovanni Marino sono: Onofrio Margaritondo di 43 anni, Francesco Angelini di 41 anni, Francesco Girolamo di 39 anni e Bartolomeo Abiuso di 30 anni. Tutti e 4 sono ritenuti responsabili – a vario titolo e in concorso fra loro – dal tentato omicidio, al porto abusivo di armi clandestine, esplosioni pericolose, danneggiamento seguito da incendio e danneggiamento aggravato, rapina aggravata dalla violazione di domicilio, rissa e lesioni aggravate.

Il raid del quale sono accusati sarebbe stato il culmine di una spedizione punitiva nei confronti di un noto pregiudicato di Fasano di 57 anni che occupa, insieme alla sua famiglia, una abitazione di proprietà comunale (si tratta di un immobile confiscato alla criminalità ed assegnato al Comune di Fasano che a sua volta lo ha assegnato ad aventi diritto) ubicata proprio in contrada Matarano (località Cesaretta).

Una spedizione punitiva che, in base a quanto accertato dagli investigatori dell’Arma, si compone di due fasi.

Una prima fase avvenuta intorno alle 19.15 di venerdì scorso 2 agosto, dinanzi ad un bar ubicato alla periferia di Fasano lungo la strada che conduce allo Zoosafari. Sotto gli occhi di numerose persone (nessuna di esse ha avvertito le forze dell’ordine) scoppia una lite tra i 4 presunti autori del raid e due altri soggetti. Dalle parole, i contendenti, passano subito alle mani, con schiaffi e spintoni. Tutto viene ripreso dalle telecamere di videosorveglianza della zona, le cui immagini sono state poi visionate dai Carabinieri ed hanno subito indirizzato le indagini.

Dopo un’ora circa il secondo round della spedizione punitiva: la lite e gli spintoni riprendono tra i 6 soggetti dinanzi al villino di contrada Matarano. Uno dei soggetti nella lite cade anche dal motorino. La tensione sale.

Si arriva alle ore 21.38 sempre di venerdì 2 agosto quando i 4 arrestati ritornano in contrada Matarano, sfondano il cancello del villino con una delle auto della famiglia che lì vi abita, iniziano a sparare all’impazzata ad altezza uomo. Una pallottola dopo aver attraversato una tapparella si conficca in un armadio ubicato in una camera da letto.

In tutto gli investigatori dell’Arma repertano 9 bossoli di pistola di diverso calibro: 7,65 e 9.

Nella abitazione, quando il gruppo di fuoco fa irruzione, ci sono tre nuclei familiari, undici persone in tutto, tra uomini e donne, due bambini ed anche una donna incinta. Tutti quanti, alla vista del commando che apre il fuoco, scappano al piano di sopra del villino trovando rifugio sotto i letti e negli armadi. Alcuni altri si nascondo fuori in un fossato.

Dopo aver devastato il piano terra del villino (mandando in frantumi un televisore e diverse suppellettili) e dopo aver colpito più volte al capo con il calcio della pistola uno dei presenti, cagionandogli escoriazioni multiple con 15 giorni di prognosi , i malviventi ritornano all’esterno e danno fuoco alle tre auto appartenenti alla famiglia presa di mira: una Audi A3, una Fiat Panda e una Fiat 600. In tale contesto il gruppo armato si è anche appropriato, dopo aver frantumato il vetro posteriore di una Peugeot, di una valigia con all’interno effetti personali, un computer, i documenti e la somma contante di 2.500,00 euro. Dopo di che si danno alla fuga a bordo dell’auto con la quale erano arrivati sul posto, che risulterà poi intestata proprio ad uno dei 4.

Solo in questo momento le forze dell’ordine vengono informate di quanto era accaduto. La padrona di casa trova il coraggio di comporre il 112. In pochi minuti in contrada Matarano arrivano Carabinieri e ambulanze.

Partono le indagini compiute dalla compagnia di Fasano, al comando del capitano Boaglio, e dalla stazione cittadina, al comando del luogotenente Pugliese. Ad entrambi i due militari, il col. De Magistris ha tributato un plauso per come hanno condotto celermente le indagini.

I militari raccolgono le testimonianze dei presenti, riscontrando una ermeticità delle vittime a parlare, e visionano anche le immagini delle telecamere di sicurezza della zona.

Alcune persone vengono accompagnate presso la caserma dell’Arma di via Esiodo per essere ascoltate dagli investigatori. I militari dell’Arma nel corso della notte tra venerdì e sabato, poi, eseguono una ventina di perquisizioni sia a Fasano che nelle frazioni soprattutto presso le abitazioni e i domicili di pregiudicati, ed eseguono posti di controllo lungo le arterie cittadine.

Il luogotenente Pugliese – definito dal col. De Magistris nel corso della conferenza stampa un vero e proprio “pilastro” dell’Arma a Fasano – attiva una serie di canali informativi. Si inizia a fare luce sulla lite e sul pestaggio avvenuto dinanzi al bar alla periferia di Fasano. Un aiuto concreto arriva dalle immagini delle telecamere del sistema di videosorveglianza che riprendono nitidamente la lite e il pestaggio tra i 4 arrestati ed altri due soggetti (tra cui un 27enne appartenente alla famiglia presa di mira) e l’auto sulla quale si allontano i 4.

Le indagini vanno avanti a tamburo battente fino alla mattina di domenica, quando i militari individuano il villino, in contrada Signora Pulita sotto la collina tra Fasano e Pezze di Greco, dove si trovano Angelini, Girolamo e Abiuso. Gli investigatori nutrono seri sospetti che i 3 stiano per pianificare una fuga. E così nel pomeriggio di domenica scatta il blitz che ha visto impegnati 33 Carabinieri appartenenti alla Compagnia di Fasano, al Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Brindisi, alle Aliquote di Primo Impiego antiterrorismo della Compagnia di Brindisi, nonché dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia di Jacotenente (FG). Dall’alto le operazioni vengono controllate anche da un velivolo del Nucleo Elicotteri di Bari dell’Arma.

Quando i Carabinieri hanno fatto irruzione in contrada Signora Pulita, i tre uomini stavano mangiano (una brace con salsicce e carne è stata ritrovata dai militari sulla veranda esterna al villino). I malviventi, sentito il rumore delle auto, scappano allontanandosi di un centinaio di metri nella collina, nascondendosi in un cespuglio di rovi. Non avevano però fatto i conti con i reparti speciali dell’Arma che, in quel momento, gli piombano addosso dall’alto della collina e li immobilizzato, arrestandoli. A complicare la fase degli arresti vi sono alcuni spari. Non è escluso, infatti, che i tre abbiano sparato alcuni colpi all’indirizzo dei militari, che comunque non hanno risposto al fuoco e non hanno esploso alcun colpo. Come non è escluso che contemporaneamente alla operazione sia partita una raffica di colpi dal vicino campo di tiro a piattello dove ogni domenica si svolgono gare di tiro.

L’operazione che ha portato all’arresto dei tre dura in tutto tre minuti e mezzo.

Dopo averli arrestati i militari perquisiscono la abitazione (una casa che comunque non è risultata disabitata ma in uso) dove avevano trovato rifugio (sul proprietario del casolare sono in corso accertamenti) rinvenendo, in una pietraia adiacente alla casa, una pistola (di marca illeggibile, probabilmente di provenienza dell’est Europa) cal. 7.65 con matricola abrasa e 5 colpi in serbatoio, perfettamente funzionante, che emanava un forte odore di polvere da sparo.

La pistola (che a quanto pare può sparare sia cartucce cal. 7,65 che cal. 9) è stata ora inviata al Racis, il reparto investigazioni scientifiche dell’Arma, perché di particolare interesse investigativo. Gli inquirenti, infatti, vogliono appurare se l’arma che ha sparato quelle cartucce sia stata utilizzata in altri contesti criminosi.

Nel casolare i Carabinieri hanno rinvenuto anche una ventina di grammi di marijuana suddivisi in tre buste, rinvenuti in un mobile della cucina del fabbricato di campagna, ed hanno anche trovato delle valigie a conferma che i tre forse stavano progettando un fuga, probabilmente via mare a bordo di uno scafo.

Il quarto arrestato – Onofrio Margaritondo – già sottoposto alla misura di sicurezza dell’obbligo di dimora, è stato rintracciato presso il proprio domicilio a Savelletri.

In 48 ore, dunque, i Carabinieri hanno chiuso il cerchio su un episodio a dir poco preoccupante e allarmante che solo per un caso fortuito non ha fatto registrare vittime, portando a termine una operazione che ha ripristinato la primazia dello Stato in un territorio dove probabilmente se i cittadini collaborassero di più con le forze dell’ordine simili episodi non accadrebbero.

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