Due anni senza notizie del finanziere fasanese scomparso

Cronaca Secondo Piano

Nota della associazione “Penelope”

FASANO – Che fine ha fatto Pietro Conversano? E’ quanto si chiedono da due anni la moglie, i parenti e gli amici del fasanese appuntato della Guardia di Finanza in servizio a Monopoli, del quale non si hanno notizie dall’alba di mercoledì 13 febbraio 2019, quando intorno alle 4 del mattino dopo aver parcheggiato la sua auto nei pressi della caserma della Guardia di Finanza a Monopoli fece perdere le sue tracce.

Domani ricorrono i due anni della sparizione del fasanese all’epoca 51enne e che oggi avrebbe 53 anni. E a distanza di 24 mesi a chiedersi che fine abbia fato Conversano non sono solo la moglie, i parenti e gli amici ma l’intera città.

Sulla scomparsa di Conversano è intervenuta ieri con una nota la sezione pugliese della Associazione “Penelope”(Associazione Nazionale delle Famiglie e degli Amici delle persone scomparse) a firma della presidente Annalisa Loconsole.

“Il prossimo 13 febbraio saranno due anni che di Conversano Pietro, l’Appuntato Scelto della Guardia di Finanza, in servizio presso la Compagnia di Monopoli, si sono perse le tracce – si legge nella nota -. Quella fredda mattina è uscito dalla sua abitazione, dicendo a sua moglie di dover svolgere un particolare servizio e che sarebbe rientrato tardi dal lavoro. Le telecamere, invece, lo inquadrano alla stazione di Monopoli mentre sale sul treno diretto a Bari, ed anche qui al suo arrivo, viene intercettato dalle telecamere. Si muove nervosamente per un po’ all’interno e all’esterno della stazione, poi sembra aver raggiunto il terzo binario e da qui più nulla. Gli appelli dei familiari sono caduti nel vuoto, da allora, Pietro non contatta neanche gli anziani genitori”.

Della vicenda si è occupata più volte anche la nota trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha visto?”.

“I familiari si precipitano in Abruzzo quando uno spettatore della trasmissione “Chi l’ha visto?” dichiara di averlo visto sul versante Morrone-Majella, ma le ricerche dei familiari, dei volontari e dell’Associazione Penelope Abruzzo non conducono a lui – si legge ancora nella nota della associazione “Penelope” -. Della segnalazione, poi,  nei pressi della stazione di Bologna, dove una persona che lo conosce personalmente è certa di averlo riconosciuto in un uomo dimesso e smunto, non si conosce l’esito”.

Il sodalizio che si occupa di persone scomparsa nella nota informa anche dei procedimenti che pendono su Conversano.

“Su di lui però pende un procedimento per diserzione presso il Tribunale Militare, attualmente, sospeso, con l’ordine del Giudice procedente di riprendere le sue ricerche – si spiega nella nota -. Qualche giorno fa, la Guardia di Finanza ha notificato alla moglie Caterina un plico destinato a lui. Non potendolo aprire, le è stato spiegato,  in sintesi, che è stato avviato a carico di Pietro un procedimento disciplinare, per la prolungata assenza ingiustificata dal lavoro, che approderà alla sua destituzione”.

La reazione di tutti i familiari è di grande rammarico, atteso che Pietro, sostiene sua moglie “ha lavorato diligentemente per trent’anni, ha fatto anche doppi turni, notti e giorni festivi. Negli ultimi tempi, però, per quanto riferito dagli stessi colleghi, lamentava forti emicranie, ed ora rischia il licenziamento con disonore”.

“Conversano – continua la nota della associazione “Penelope” – sembra aver pianificato la sua sparizione, eppure ci può essere anche un’altra chiave di lettura: una personalità disturbata. Alcuni suoi scritti, rinvenuti a posteriori, tra le pagine di libri, che leggeva con bramosia, sono stati sottoposti a perizia di un’esperta forense dell’Associazione Penelope, hanno evidenziato un serio disturbo della personalità”.

Continua sua moglie “mio marito è andato via con la pistola d’ordinanza, cosa aveva in mente? E’ ancora vivo?, eppure piuttosto che cercarlo si sta procedendo a licenziarlo. Io, i miei figli, i suoi genitori e i suoi fratelli, siamo angosciati per il prolungato ed inspiegabile silenzio”.

L’avvocato, Antonio Maria La Scala, che assiste la famiglia e collabora con l’Associazione Penelope auspica che:” chiunque abbia il potere di decidere sul legittimo licenziamento di Pietro valuti, in concreto, l’ipotesi documentata che Pietro non stesse bene a livello psicologico al momento della scomparsa”.

Il caso presenta diversi punti oscuri all’attenzione di esperti per una richiesta di riapertura del fascicolo e quindi delle sue ricerche.

Tagged