Ai domiciliari i due fratelli Ancona

Cronaca Prima Pagina

Erano stati arrestati con l’accusa di tentata estorsione

FASANO – I due fratelli fasanesi Cosimo (50 anni) e Luciano (61 anni) Ancona arrestati dai Carabinieri lo scorso 7 maggio da ieri (21 maggio) sono agli arresti domiciliari.

I due fratelli – molto conosciuti a Fasano – erano stati arrestati con l’accusa di tentata estorsione.

I giudici del Tribunale del Riesame di Brindisi hanno accolto l’istanza presentata dagli avvocati difensori dei due fratelli – gli avvocati Francesco Gentile e Raffaele Giannoccaro – disponendo l’attenuazione della misura cautelare a carico dei fratelli Ancona. Alla luce di ciò Cosimo Ancona ha lasciato il carcere di Brindisi, mentre Luciano Ancona ha lasciato la casa circondariale di Lecce. Entrambi hanno fatto ritorno nelle loro abitazione in regime di arresti domiciliari.

I fratelli fasanesi erano stati arrestati dai Carabinieri della Compagnia di Fasano  in  esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Brindisi, che aveva accolto la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero della Procura della Repubblica brindisina. Entrambi sono accusati di estorsione, mentre il fratello minore risponde anche di detenzione e porto di pistola in luogo pubblico.

L’ordinanza di custodia cautelare era arrivata al termine di una serie di indagini svolte dai Carabinieri della sezione operativa della compagnia di Fasano. Indagini che erano strettamente correlate alla gara d’appalto, effettuata il 24 gennaio scorso, indetta per le pulizie degli uffici comunali a Fasano, in cui era risultata aggiudicataria una nuova ditta, rispetto a quella del quinquennio precedente.

Il nuovo contratto, in ragione del taglio previsto rispetto al pregresso appalto, aveva prodotto una decurtazione del 30% delle ore di lavoro. I due fratelli erano stati arrestati per tentata estorsione, poiché volevano ottenere l’assunzione delle rispettive mogli in seno alla nuova società  di pulizia, senza che a loro fosse praticata alcuna decurtazione sia di orario che di stipendio. Al fine di conseguire il loro obiettivo, avevano compiuto atti finalizzati a costringere il referente aziendale ad assumere le due donne a diverse condizioni da quelle proposte dall’azienda. La violenza e le minacce erano consistite nel presentarsi alla stipula del nuovo contratto unitamente alle mogli, comunicando che le stesse non lo avrebbero firmato, nonché rappresentando al referente aziendale con tono e modi minacciosi di voler dialogare direttamente con il titolare. In sostanza, i due pretendevano di imporre che il contratto fosse stipulato negli stessi termini del precedente.

Nella circostanza  il 61enne nel rivolgersi al referente aziendale gli aveva riferito di farsi latore con il titolare di tutta una serie di minacce molto gravi del tipo “…digli a…che vengo fino a Caserta a prenderlo e gli faccio male…”.

Nell’occasione il fratello minore, in maniera spavalda, con atteggiamento contrariato, aveva mostrato al suo antagonista, per intimidirlo, una pistola di piccole dimensioni, tenuta nella tasca del giubbotto.

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