Covid-19, rientro a casa dei fuorisede: universitari fasanesi scrivono al Governo

Attualità Rubrica Scuola e Università Secondo Piano

Due le problematiche per le quali chiedono soluzioni: i trasporti e gli affitti

FASANO – Un gruppo di studenti universitari – tra cui diversi fasanesi – nei giorni scorsi ha preso carta e penna ed ha scritto ai ministri dei trasporti, Paola De Micheli, e dell’università, Gaetano Manfredi, per sottoporre loro alcune problematiche riguardanti gli studenti fuori sede relative al trasporto per rientrare nelle regioni di residenza, ma anche relativa agli affitti e allo svolgimento della didattica per l’anno accademico 2020/2021. Problematiche generatesi a seguito della emergenza legata al Coronavirus.

In apertura delle missiva gli studenti comunicano la loro “profonda sfiducia nella gestione della crisi sanitaria da parte del governo, e delle istituzioni a esso connesse, in relazione all’attuale situazione degli studenti fuori sede”.

Con riferimento alla possibilità, prevista dal decreto del premier Conte del 26 aprile scorso, di rientrare presso le proprie abitazioni e residenze da parte degli studenti fuori sede, che frequentano gli atenei del centro e del nord Italia,  i firmatari della missiva evidenziano come sono costretti “a pagare somme esose per poter tornare presso la propria residenza per un’assoluta mancanza di coordinamento tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le società dei trasporti che operano sul territorio nazionale”.

Secondo gli studenti il tutto è dovuto alla “poca disponibilità di collegamenti diretti tra città”.

“Uno studente domiciliato in una città del Nord Italia – citano a titolo di esempio -, per rientrare presso la propria residenza in una città che non sia situata nel versante tirrenico della penisola italiana è costretto a dover pagare una somma spropositata e a dover fare molteplici cambi per raggiungere la propria residenza. Oltre alle suddette problematiche, il trasporto interregionale pubblico su ruote è attualmente sospeso, fino a nuove disposizioni che siano in grado di estendere l’orizzonte temporale e permettere alle società di trasporti di organizzarsi adeguatamente. Il trasporto ferroviario o aereo è estremamente contingentato: risulta inadeguato in rapporto alla domanda degli studenti fuori sede. Da ciò ne consegue un’impossibilità nel trovare posti disponibili. E,qualora ce ne fossero, l’esiguità dell’offerta rispetto alla domanda porta a dei costi insostenibili per una fascia di cittadini già economicamente fragile. A ciò si aggiunge il fatto che i trasporti disponibili effettuano la loro tratta a partire da Roma. Nel caso del trasporto aereo, appare incomprensibile la mancanza di coordinamento tra i voli operati dai vettori per effettuare collegamenti che rendano agevole lo scalo nella capitale e che evitino la sosta prolungata nell’aeroporto con i rischi sanitari che ne conseguono”.

Gli studenti firmatari della lettera propongono la implementazione di “un sistema di coordinamento per il ritorno dei fuori sede presso la propria residenza”.

“Chi si è tutelato nel corso di questi mesi e non ha voluto raggiungere la propria residenza per ragioni di responsabilità civile e morale – evidenziano nella nota -, può attualmente mettere a rischio tanto la propria incolumità quanto quella del proprio nucleo familiare nel corso di un semplice rientro a casa”.

“In quale momento sono stati tutelati gli interessi di noi studenti fuori sede e delle nostre famiglie che, in questa fase,hanno sostenuto l’onere economico derivante dal vivere in un luogo diverso dalla propria residenza, senza un sostegno statale?”, si domandano gli studenti nella missiva.

Relativamente, poi, alla gestione della didattica, da parte delle singole università, per il primo semestre dell’A.A 2020/2021, gli studenti sottolineano che: “seppure alcuni poli universitari abbiano già presentato delle direttive in tale ambito, vedasi per esempio l’Università degli Studi di Trento e/o l’Università degli Studi di Bologna, nella maggior parte dei casi gli studenti (fuori sede e non) non possono formulare alcuna previsione circa la gestione del primo semestre del prossimo anno accademico poiché le università non si sono ancora pronunciate in merito. È proprio dall’assenza di direttive in tale contesto che ne deriva una profonda e generalizzata incertezza circa il modo in cui le famiglie possano trovarsi ad affrontare la questione ‘affitti’. Come risaputo, un contratto di locazione prevede, oltre ad una scadenza, un determinato lasso temporale corrispondente al cosiddetto “preavviso” (con relativo pagamento della retta mensile) nel caso in cui l’affittuario decida di recedere un contratto di locazione prima della sua effettiva scadenza. Di conseguenza, in attesa di una risposta dalle diverse università, famiglie si troverebbero a continuare a pagare per un servizio di cui non si usufruisce e, inoltre, ad ottemperare all’obbligo di pagamento anche per i tre mesi di preavviso (in alcuni casi tale lasso temporale può essere esteso fino a sei mesi)”.

Anche per questa altra problematica gli studenti chiedono la adozione di misure atte a  “determinare una data di scadenza entro la quale le università si pronuncino circa le modalità in cui verrà erogata la didattica” e a ”regolamentare la gestione degli affitti in modo da tutelare sia affittuari che locatori”.

“Vi chiediamo quindi che il vuoto politico ed istituzionale – in relazione agli universitari –  creatosi in questi mesi di gestione della crisi sanitaria – si legge in conclusione alla nota -, venga al più presto colmato con misure e direttive prive di vaghezza e generalità: la precisione e l’efficienza è ciò che maggiormente auspichiamo, affinché la nostra voce e quella delle nostre famiglie non resti inascoltata in un momento di emergenza globale e la nostra condizione venga considerata e supportata lì dove le sole risorse personali e familiari non risultino sufficienti”.

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