Masseria Tavernese, la replica di Palazzo di Città: “Le affermazioni di “In comune” sono prive di giuridica sussistenza”

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L’alienazione, si specifica, è stata autorizzata dal ministero

FASANO – “Le affermazioni di “in Comune” e, in particolare, del prof. Vito Bianchi sulla asserita inalienabilità assoluta del compendio immobiliare “Masseria Tavernese”, di proprietà del Comune di Fasano, sono prive di giuridica consistenza e, quindi, manifestatamente strumentali.

A dichiararlo in un comunicato è Palazzo di Città, dopo le dichiarazioni in merito alla masseria del consigliere comunale di “In Comune” Vito Bianchi.

“L’amministratore comunale in carica – si legge nella nota –, infatti, prima di procedere alla pubblicazione del bando di vendita, ha osservato tutte le procedure previste dal Codice dei Beni Culturali (D. lgs. n. 42 del 2004) e, nel dettaglio, non solo quella relativa alla verifica di interesse culturale dell’immobile, ma anche quella concernente il rilascio, da parte del Ministero competente, della preventiva autorizzazione all’alienazione dell’intero immobile.

Ebbene, con provvedimento del ministero della Cultura, segretariato Regionale per la Puglia, firmato dall’arch. Maria PICCARRETA, acquisito al protocollo comunale in data 12 marzo 2021, n. 13601, il Comune di Fasano, in forza di quanto previsto dall’art. 55, del d. lgs. n. 42 del 2004 (Codice dei Beni culturali) è stato formalmente autorizzato dal predetto Ministero ad alienare, alle condizioni ivi previste, l’immobile denominato “Masseria Tavernese”.

Basta leggere il bando di vendita per verificare agevolmente che nella lex specialis è espressamente previsto, in caso di vendita, il diritto di prelazione dello Stato.

Sarebbe bene che il movimento “in Comune” e il prof. Vito Bianchi, prima di scrivere articoli senza fondamento alcuno, con una semplice istanza di accesso – pienamente consentito ai consiglieri comunali – tendente ad acclarare tutta l’attività amministrativa legittimamente svolta, al riguardo, dall’Amministrazione comunale in carica, si curino di verificare, ante omnia e utilmente, che ciò che stanno per scrivere abbia almeno un senso.”

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